Effetto amore | Elle Kennedy | Recensione
Non puoi correre più veloce del tuo passato. Qualsiasi cosa fai, il tuo passato è sempre lì. Perché è da lì che vieni.
Titolo: Effetto amore
Autrice: Elle Kennedy
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Romance
Sottogenere: Sport romance
Target: New adult
Data di pubblicazione: 6 Febbraio 2024
Formati disponibili: ebook 5,99€ - cartaceo 9,90€
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Trama
Gigi Graham ha tre obiettivi: riuscire a qualificarsi per la
nazionale femminile di hockey, vincere l’oro olimpico e uscire,
finalmente, dall’ombra di suo padre Garrett. Essere figlia di uno dei
più grandi campioni di tutti i tempi, infatti, non è sempre un’impresa
facile. Per fortuna Luke Ryder, il nuovo co-capitano della squadra del
college di Gigi, non è immune al mito del grande Garrett Graham. Ed è
disposto ad allenare fuori orario la sua insopportabile figlia, purché
metta una buona parola per lui con il suo eroe. Ryder è supponente,
maleducato... e sexy da morire. Gigi però non può concedersi
distrazioni: ha bisogno del suo aiuto per dimostrare a tutti che ha
talento a prescindere dal nome che porta.
E così, quello che inizia
come un accordo vantaggioso per entrambi, potrebbe trasformarsi nella
partita più difficile che abbiano mai giocato...
Cerco di essere diplomatico, ma poi mi chiedo a che serve. Non sono un tipo diplomatico, perché mai dovrei iniziare a esserlo adesso?
Opinione personale
Attendevo Effetto amore come una bambina il Natale ed è stato magnifico poter tornare alla Briar, luogo in cui sto sempre bene.
In questa nuova serie scritta da Elle Kennedy viviamo le storie della generazione a dopo i ragazzi della Off-Campus. Nello specifico, qui la protagonista è figlia di una delle coppie più amate.
Come sempre i personaggi sono ben caratterizzati anche se si poteva fare di più. Ho trovato Gigi e Ryder carini, ma niente di che, forse un po' piatti. Non hanno portato nulla di nuovo nell'ambito della Briar. Peccato perché il background del protagonista maschile tratta un tema molto delicato che è stato affrontato solo di striscio, per giustificare in modo molto superficiale la diffidenza del ragazzo.
Gigi conduce una vita praticamente perfetta, tuttavia cade nella trappola secondo cui sente la necessità di rendere il padre fiero, Anche qui, situazione che si è ricolta in un alito di vento, ma che poteva benissimo essere approfondita per rendere la vita della ragazza più interessante.
Ho apprezzato tantissimo le chiacchiere di Gigi con gli zii acquisiti. Semplicemente esilaranti, mi hanno fatto ridere di gusto.
Il colpo di scena nell'ultima parte è stato del tutto inaspettato, forse perché fuori contesto e perché non ne avevano mai parlato. Non mi è dispiaciuto però.
Come sempre la lettura si alterna tra il ridere per il divertimento al commuoversi e si arriva all'ultima pagina senza rendersene conto, perché la Kennedy ha il potere di coinvolgere senza mai annoiare nonostante le oltre 400 pagine.
Sicuramente il romanzo è molto carino, ma non da fuochi d'artificio. Spero nei prossimi.
Piccolo appunto tecnico. Non so se in seguito alla traduzione il romanzo sia stato sottoposto a una correzione di bozze, personalmente ne dubito, ma non lo so. Scrivo ciò perché ho trovato diversi errori nel testo, molti anche gravi per quanto riguarda la grammatica. In primis modi di dire regionali: "Come avete fatto te e mamma". Se una storia è ambientata in Italia, ci sta che vengano usati. Trovo che sia fuori luogo usarli quando sono ambientate altrove.
Altro esempio le forme prenominali gli e le. Quando un complemento di termine fa riferimento a una forma maschile si usa gli, viceversa se si riferisce a una forma femminile si utilizza le.
Tratto dal libro: Non gli dispiaceva prendere un taxi (sta parlando di Hannah, complemento di termine femminile). Questo è un errore che si ripete per l'intero romanzo. Capisco che nel parlato e nello scritto informale questo orrore stia diventando normalità, ma non vuol dire che dobbiamo appoggiare e incentivare l'ignoranza della gente. Dovremmo insistere sulle norme grammaticali anziché adeguarci trasformandoci a nostra volta in capre. Soprattutto considerato che si parla comunque di lettura = cultura.
"L’uso di un’unica forma è largamente attestato nel corso della nostra storia linguistica ed è conforme all’etimologia (la forma latina illi era sia maschile, sia femminile). Tuttavia quest’uso non è ancora accettato nella norma, e gli al posto di le viene percepito come forma popolare, familiare e colloquiale, da evitare soprattutto nello scritto formale".


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